LA CHIESA DI SAN FERMO E RUSTICO

A cura di Fabio Salandini

SAN FERMO E RUSTICO

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La tradizione veronese, testimoniata dalla Passio Sanctorum Martyrum Firmi et Rustici, racconta che il nobile bergamasco Fermo venne imprigionato perché cristiano. Nelle vicinanze della campagna gli venne incontro Rustico, suo parente, che si dichiarò cristiano e volle unirsi a lui. Condotti a Milano, l’imperatore li interrogò, ma essi perseverarono nella fede. Consegnati in custodia al consigliere imperiale, a Verona furono affidati ad Ancario, vicario della città. Di fronte alla loro irremovibile professione di fede furono decapitati fuori le mura della città il 9 agosto del 304. Della genuinità di questo testo dubitarono numerosi studiosi. Motivo fondamentale del dubbio è l’asserzione secondo la quale i due martiri sarebbero stati portati al tribunale dell’imperatore a Milano, cosa rarissima. La Passio pertanto rientrerebbe nella categoria degli Acta Leggendari con nucleo storico. Valendoci della convergenza di varie notizie possiamo individuare questo nucleo storico. In Africa vi furono due martiri di nome Fermo e Rustico, ma l’uno fu lasciato morire di fame a Cartagine sotto Decio mentre l’altro fu martirizzato nel 259 a Lambesa con altri compagni. Da quanto affermato possiamo sostenere l’origine africana dei due martiri e del loro culto. Anche il grande vescovo di Verona, San Zeno, era pure oriundo dell’Africa. Con l’andar del tempo infatti in parecchi luoghi i martiri africani, il cui culto in Italia ebbe grande sviluppo ad opera della moltitudine di cattolici africani ivi riversatisi specie dopo l’invasione e la persecuzione vandalica, furono trasformati dalla leggenda in martiri o santi locali. Tornando alla tradizione veronese, i corpi dei due martiri, pietosamente ricomposti furono portati da alcuni mercanti, come preziose reliquie, in Africa, a Precone, dove le reliquie diventarono famose in seguito a molti miracoli. A Precone giunse Terenzio, nativo di Capodistria. Egli aveva peregrinato a lungo in cerca delle famose reliquie per sanare suo figlio Gaudenzio, indemoniato. Ricevuta la grazia della guarigione del figliuolo, Terenzio ottenne di aprire l’arca che conteneva i santi corpi: essi erano ricoperti di essenze odorifere e una scritta accanto diceva: “Firmus et Rusticus decollati sunt extra muro Veronae super ripam Athesis, sub Massimiliano et Anolino ius consiliario, ubi eo tempore Proculus erat epuscopuis”. Terenzio e Gaudenzio si fecero cristiani e portarono le spoglie dei due martiri a Capodistria dove vennero sepolti. Prima che i Longobardi arrivassero a Capodistria portando distruzione e rovina, le reliquie furono portate a Trieste. A Verona scoppiò poi una violenta pestilenza a causa della siccità. I Veronesi, che mai avevano dimenticato i due martiri, ai quali avevano già costruito, come segno di devozione, una chiesa, trovarono nei due santi la via della guarigione. Nel 775, mentre era vescovo di Verona Annone, le reliquie dei due santi vennero riportate in città. Si racconta che una gran folla, con a capo il vescovo, accolse festosa le reliquie dei martiri e subito cadde la tanto desiderata pioggia e venne meno la carestia. Il culto dei due santi si diffuse quindi a Verona soprattutto dopo la traslazione delle reliquie compiuta dal vescovo Annone nella chiesa di S. Fermo Minore intorno al 755.

CENNI STORICI Segno della diffusione del culto è anche la nostra chiesetta. Edificata nella prima metà del XII° secolo a Sapòra (antico nome di Albarè), dipendeva dalla pieve di Santa Maria di Garda ed in second’ordine dalla parrocchia di Costermano. Per avere informazioni più dettagliata è necessario risalire ai verbali delle prime visite pastorali. Nella prima metà del XVI secolo, il vescovo Giberti, dato lo stato di abbandono in cui versava l’edificio, raccomandò più volte di demolirlo o di restaurarlo. La chiesa fu restaurata ed ampliata tanto da essere ricordata come ben tenuta e fornita nel corso delle successive visite. L’edificio fu oggetto di numerosi cambi di proprietà. Nel corso dell’800 uno dei proprietari, il nobile Federici, ottenne per la chiesetta un privilegio perpetuo di indulgenza plenaria per ogni messa celebrata in suffragio dei defunti, com’è testimoniato da una lapide presente sulla parete di destra, che recita così: “Forestiero che vedi il Sacro Altare di Cristo crocefisso e dei Santi martiri patroni Fermo e Rustico, sappi che l’indulgenza plenaria è stata concessa per sempre, con decreto di Papa Leone XII,a favore di ogni messa che qui sia celebrata da qualunque sacerdote in suffragio dei defunti;ciò è stato stabilito a Roma dalla congregazione delle indulgenze il 10 Gennaio del 1829. Volle che tu,o lettore,sapessi questo il proprietario della chiesetta,Aloisi Federici figlio di Pompeo,che ha fatto ciò per favorire i suoi e gli altri con un tale beneficio e si curò di porre questa lapide il primo agosto 1829”. Dopo altri cambi di proprietà l’edificio, nell’ultimo secolo cadde in abbandono, subendo innumerevoli furti e danneggiamenti, che hanno interessato il pavimento in cotto di Porcino e l’unico altare in marmo bianco Moscal con brecce giallo Torri e bronzetto. Ceduto dai proprietari al comune di Costermano, è stato concesso in comodato per novantanove anni alla parrocchia di Albarè. Facendosi carico dei lavori, grazie a numerose donazioni e al lavoro di un gruppo di volontari, la parrocchia è riuscita a ricondurre all’antico splendore la chiesa.

CENNI ARTISTICI La chiesa (lunga m. 10 e larga m. 6) presenta una facciata a capanna tipica degli edifici romanico - campestri. é orientata ad ovest, secondo l’ideologia romanica che vuole l’abside rivolta verso Gerusalemme e che fa coincidere l’altare con il sorgere del sole. Sulla facciata è presente una piccola nicchia che forse un tempo conteneva l’immagine dei santi titolari, oggi ospita un dipinto di Alessandro Francesco Anciani (2002).images/1.jpg L’interno è una sola navata con tetto a capriate. L’abside è chiusa da una tramezza, realizzata per ottenere un piccolo coro. In questa tramezza, oltre alle due porte che conducono al coro, sono visibili altre tre aperture. Quelle laterali ospitano, così come era un tempo, le numerose reliquie di cui questa chiesa è dotata. Quella centrale custodiva una pala di autore ignoto del 1596 (restaurata nel 1814), rappresentante Gesù crocifisso fra i santi Fermo e Rustico in veste militare e con palme del martirio, che è stata trafugata; oggi è sostituita da un dipinto di Andrea Ciresola (2002).images/3.jpg L’altare è stato ricostruito sul modello del precedente anch’esso andato perso. In alto è visibile un baldacchino del ‘700 raffigurante lo Spirito Santo. Durante i lavori di restauro sono stati sistemati i resti di affresco presenti nell’abside, probabilmente risalenti al XII secolo. Essi rappresentano, un frammento di tendaggio che in passato forse ornava tutto l’abside , ed alcune croci ad otto braccia contenute in un cerchio che nell’arte romanica sono il simbolo della resurrezione. Sulla chiesetta si erge un campaniletto a vela, l’unica campana del 1813 è stata trafugata ed oggi è sostituita da una copia.

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a cura di Fabio Salandini